Sapia: «È il dialogo che può far uscire il settore pesca dalla crisi»
Il segretario regionale della Fai Cisl spiega le ragioni della mancata adesione alla manifestazione di protesta di Villa San Giovanni: «Abbiamo avviato un piano di concertazione con la Regione e siamo in attesa di risposte»
«La
Fai Cisl Calabria che rappresenta, un gran numero, dei migliaia di
addetti delle varie marinerie calabresi, ha inteso, assieme alla sua
base associativa, non partecipare alla manifestazione organizzata il
19 aprile a Villa San Giovanni sul settore della pesca. Questo non
significa dissociarsi o non preoccuparsi delle difficoltà degli
addetti nel settore ittico ma continuare con responsabilità sul
percorso avviato e condiviso durante il Congresso regionale di
Federazione». Michele Sapia riconfermato qualche settimana fa a capo
dell’organizzazione calabrese di categoria dal giugno scorso motiva
così la decisione di non aderire all’iniziativa indetta per
protestare contro le politiche del settore. «Una scelta dettata da
una linea precisa – tiene ad evidenziare Sapia – e in linea con uno
specifico programma già avviato tra la Fai Cisl Calabria che lo
scorso 3 marzo ha inteso inoltrare una richiesta al dipartimento
regionale dell’Agricoltura per un incontro urgente rispetto alle
problematiche, criticità e opportunità del settore e della
marinerie calabresi».
Cosa
chiederete all’esecutivo regionale?
«Per
la verità alcune sollecitazioni le abbiamo già inoltrate alla
giunta. In occasione del congresso regionale svoltosi appositamente
in una zona marina a Vibo Valentia, il 16 e 17 marzo scorso, abbiamo
chiesto e ribadito, al presidente Oliverio e alla politica calabrese
di maggioranza e opposizione la modifica della legge regionale che
istituisce il Tavolo Azzurro, ma con altrettanta insistenza e forza
abbiamo sollecitato la politica di intervenire presso il governo
nazionale e l’Europa per dare risposte concrete al mondo della
pesca calabrese, ed infine abbiamo evidenziato la necessità di
tutelare e valorizzare tramite momenti di concertazione il lavoro nel
settore della pesca. Il congresso della FAI Cisl Calabria ha lanciato
un messaggio chiaro: “Al centro di questa stagione deve tornare la
persona e l’apporto di un lavoro di qualità”».
E
su queste richieste avete avuto risposte?
«Mauro
D’Acri, consigliere regionale delegato – già nel corso del
congresso – ha garantito disponibilità, condividendo l’idea della
nostra Federazione nell’avviare un nuovo percorso a favore del
settore e dei tanti lavoratori pescatori, subito dopo le festività
pasquali. Ecco perché non ci sembrava il momento di manifestare,
almeno se non prima di un incontro ufficiale con la Regione Calabria,
e non prima di poter approfondire e discutere delle nostre proposte
sul settore e contribuire in maniera fattiva a favore del settore».
I
dati economici indicano che da anni il settore è in piena
sofferenza. Cosa andrebbe fatto per affrontare questa vera e propria
emergenza?
«Si
devono attivare politiche regionali per incentivare ulteriormente la
modernizzazione del “sistema pesca” e occorre evitare di
commettere ulteriori errori. Come già evidenziato nella relazione
congressuale, è necessario elaborare un Piano regionale sulla pesca
con precisi concetti e idee finalizzati a modernizzare e tutelare il
settore e la sua filiera, avviando il turnover generazionale
attraverso la formazione, la contrattazione, la bilateralità, e
sensibilizzazione di quelle tecniche innovative di pesca a basso
impatto ambientale e valorizzare il ruolo del pescatore come soggetto
capace di contribuire alla pulizia dei fondali del mare calabrese.
Siamo il sindacato della proposta, difatti abbiamo avviato un gruppo
di lavoro interno alla Federazione regionale per elaborare una
specifica Piattaforma sul settore della pesca in Calabria che terrà
conto di alcuni punti fondamentali a favore del lavoro e a tutela
delle risorse naturali dell’ambiente marittimo».
Cioè?
«La
nostra piattaforma riguarderà alcuni punti fondamentali come lo
sviluppo di una strategia d’azione condivisa di medio termine che
possa consentire il rilancio del comparto attraverso la concertazione
e il confronto su contenuti, proposte, azioni e orientamenti. È
necessario attivare ulteriori misure di sostegno, all’interno delle
misure Por, con interventi di formazione professionale e continua
finalizzata alla competitività delle imprese e alla qualificazione
dei lavoratori. E, inoltre, misure che prevedano la costituzione di
fondi di garanzia per investimenti a favore di imprese e cooperative
di pesca e acquacoltura e che favoriscano percorsi di cooperazione e
partenariato fra le regioni meridionali al fine di definire strategie
comuni. Non c’è dubbio che serva anche un sostegno finanziario
regionale all’azione delle organizzazioni sindacali dei lavoratori
cui possono essere attribuite, anche in sede di definizione di una
nuova disciplina organica del settore, funzioni di monitoraggio del
mercato del lavoro. Nella nostra proposta ci sono anche
approfondimenti, studi e proposte sindacali riguardanti il
regolamento mediterraneo della Pesca n. 1967/2006. Come si tiene
presente l’importanza strategica e l’utilizzo dei fondi Feamp e
Fep in una nuova strategia di ampio respiro e di lungo termine, e non
limitarsi alla gestione della sola emergenza, ad esempio a nuove
modalità di gestione del Fermo Pesca. E infine l’importanza
strategica della informazione per gli addetti del comparto su varie
opportunità, questioni contrattuali e sul tema della sicurezza».
Le
rigide regole delle normative europee stanno avendo dei contraccolpi
sul settore. Come coniugare le esigenze di tutela imposte da
Bruxelles e quelle dei lavoratori?
«La
Fai Calabria ribadisce che bisogna rispettare le attuali norme in
vigore sul divieto della sardella e varie ristrettezze su tonno e
pesce spada, ma tuttavia chiediamo con forza più ricerca e più
attenzione al nostro mare, considerando che lo stesso non può essere
paragonato ad altre zone marittime europee. Nei prossimi mesi saremo
impegni in questa direzione per cercare di dimostrare che si può
coniugare tutela del mare e lavoro, reddito, tipicità, tradizioni. È
intenzione della Fai Calabria elaborare, tramite il coinvolgimento
dell’Università e in collaborazione con le varie marinerie locali,
un progetto di ricerca e di studio sulla flotta peschereccia
regionale, realizzando forti e precise argomentazioni di carattere
scientifico e tecnico, in grado di evidenziare le peculiarità della
pesca calabrese e le caratteristiche di ogni territorio, tutto ciò
al fine di riaprire nelle sedi competenti a Bruxelles una nuova
discussione sul regolamento vigente, apportando nuove e chiare
modifiche. Il settore della pesca in Calabria è seriamente
minacciata dalle conseguenze dei provvedimenti in termini di
redditività di impresa e di commercializzazione di eccellenze
gastronomiche locali, pertanto riaffermiamo con forza che alle chiare
preoccupazioni espresse, per il futuro del comparto ittico, sia in
termini occupazionale che economici, devono necessariamente seguire
precise interventi mirati, attivabili in breve tempo, al fine di
evitare ulteriori danni al mondo del comparto ittico. Da un lato ci
si chiede, ed è corretto, di rispettare il Regolamento Europeo sulla
Pesca, ma poi se si trivella nel Mar Jonio non ci si venga a dire che
il problema erano le barche e i pescatori. Si ha l’impressione che
alla corretta attenzione verso l’equilibrio ecosistemico non
corrisponda un’adeguata considerazione rispetto al valore
economico, occupazionale e sociale del settore ittico».
Il
tavolo azzurro e l’osservatorio regionale. Due strumenti utili di
politiche del settore. Come renderli però pienamente operativi per
l’elaborazioni di strategie di rilancio del comparto?
«La
partecipazione, da pochissimi mesi, del sindacato all’interno del
Tavolo istituzionale per le politiche regionali della pesca e
dell’acquacoltura denominato Tavolo Azzurro, è un grande e
ulteriore risultato sindacale di questa Federazione, ma le
Organizzazioni Sindacali Confederali di categoria devono avere anche
potere di voto per essere protagonisti attivi sulle scelte
strategiche all’interno del Tavolo Azzurro. Oggi chiediamo alla
Regione Calabria che venga convocato una riunione del Tavolo Azzurro,
che sia concretamente e non sulla carta, un tavolo regionale
“permanente” di confronto sul complesso settore della Pesca fra
Regione Calabria, Enti Locali, Parti sociali, cooperative e parti
datoriali, per affrontare le innumerevoli esigenze di settore e per
individuare strategie e misure specifiche di sostegno al reddito
d’impresa e dei lavoratori, che tengano conto della particolare
conformazione dei mari calabresi e della loro profondità.Per queste
ragioni sarà indispensabile avviare tutti gli strumenti a
disposizione e previsti dalle norme vigenti in materia, e rendere
operativo l’Osservatorio della pesca regionale come in altre realtà
regionali meridionali».
C’è
la questione “caviale calabrese”. Come tutelarne l’immagine
visti i divieti comunitari?
«Le
conseguenze dei provvedimenti comunitari ha determinato dei limiti in
termini di redditività di impresa e di commercializzazione delle
eccellenze gastronomiche locali, un esempio per tutti il bianchetto,
novellame bandito dalle tavole dei consumatori, detto anche “Caviale
calabrese”. Oggi l’unica possibilità è quella di
acquistare e consumare il così detto pesce ghiaccio, pescato nei
laghi della Cina, in alcuni casi venduto come novellame locale.
Occorre fare le dovute valutazioni e non aspettare ancora, ma agire
insieme con cognizione e massimo impegno, istituzioni e sindacato,
per ridare dignità ad un settore storico per la nostra regione. Il
ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali in passato
ha stimato che il ricavo derivante dalla pesca del bianchetto era
stimabile ad oltre 15 milioni di euro tra le regioni Calabria e
Sicilia. Numeri che devono fare riflettere e agire. Evidenziamo
inoltre che l’autorizzazione alla pesca del rossetto e del
cicerello, in deroga alla distanza minima dalla costa e della
dimensione minima della maglia della rete, per come previsto dal
decreto ministeriale delle politiche agricole, alimentari e
forestali, dello scorso 28 dicembre 2015, non esime la Regione
Calabria a predisporre un piano di gestione della pesca della
sardella, ad oggi ancora vietata, così come previsto dal Regolamento
Europeo, per poi inoltrarlo con approvazione del ministero
dell’Agricoltura e della stessa commissione europea».
Su tutti questi temi dunque scegliete la linea del dialogo con le istituzioni, piuttosto che quella della protesta?
«L’unica opportunità per realizzare una strategia partecipativa per il settore della Pesca è rafforzare lo strumento della concertazione e costruire un confronto tra i soggetti della rappresentanza sociale, dell’imprenditoria e le istituzioni. Essere sindacalisti, per noi della Fai Cisl Calabria, significa caricarsi di una responsabilità etica e sociale insieme agli altri e cioè interpretare il proprio ruolo in chiave non di autonomia e distanza ma di coinvolgimento, partecipazione e condivisione. Siamo consapevoli dei problemi e fermamente convinti di quali siano le strade da percorrere per concretizzare risposte realistiche e sostenere uno sviluppo per il settore ittico calabrese di cui, da troppo tempo, si parla solamente. Siamo dunque pienamente disponibili a lavorare per superare le emergenze e tuttavia non possiamo anche in questo caso che chiedere coerenza, perché è difficile pretendere collaborazione quando c’è indisponibilità ad innalzare le tutele dei lavoratori. Lo abbiamo fatto, lo facciamo quest’oggi e lo faremo ancor di più in futuro inserendo questo nostro protagonismo regionale nel solco di una grande e costruttiva tradizione, quella della Cisl e cioè di un sindacato che ha dimostrato nel corso degli anni il coraggio della proposta… esercizio ben più difficile della semplice protesta».
Roberto De Santo – Corriere della Calabria
