Filiera Ittica, la pesca calabrese e le proposte della FAI
Con 899 imbarcazioni, 5000 occupati, una produzione di circa 12.000 tonnellate ed un valore della produzione di circa 56,5 milioni di euro la pesca in Calabria è un settore da difendere e rilanciare. Per la Fai Cisl la Regione deve essere pronta a cogliere le opportunità offerte dal Feamp, il fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca.
In Italia il settore della filiera ittica è il secondo della “Blue economy“ e sono operative più di 33mila imprese, il 18,2% del totale delle imprese dell’economia del mare.
Si tratta, dunque, di un settore produttivo ed occupazionale strategico per l’economia di molte aree del nostro Paese e che richiede attenzione, sostegni e contesti normativi che consentano di affrontare le difficoltà che, ormai cronicamente, lo caratterizzano.
Con la proposta di legge approvata dalla Camera dei Deputati ed in discussione al Senato è in corso un tentativo di riordino complessivo del settore dando più valore a concetti come semplificazione, tutela del reddito e competitività.
Vengono valorizzate le specificità della nostra pesca, si creano le condizioni per modernizzarla, vengono inserite importanti novità sugli ammortizzatori sociali, si dà il via al riordino della pesca non professionale, della normativa per le concessioni demaniali, delle licenze di pesca.
La legge, inoltre, ridefinisce i distretti di pesca e prevede modalità innovative per l’assegnazione degli incrementi annui delle quote di tonno rosso, per e modalità di partecipazione ai programmi di cooperative e associazioni, per l’esenzione dall’imposta di bollo nei rapporti fra imprese e PA.
E infine si prevede l’adeguamento del sistema sanzionatorio e la riorganizzazione della governance della pesca con la “rinascita” della Commissione consultiva centrale.
Quello prefigurato dal legislatore è, insomma, un intervento ampio che dovrà portare, sulla base di una precisa delega al Governo all’elaborazione di un testo unico per il riordino e la semplificazione della normativa di settore; siamo dunque in un momento cruciale.
La Fai Cisl ritiene doveroso e lungimirante sostenere e dare ancora più forza a questa inversione di tendenza, occorre infatti dare la possibilità agli operatori del settore di svolgere il proprio lavoro con più tranquillità, controlli giusti e rigorosi ma meno asfissianti, minori costi di gestione.
La prospettiva che crediamo necessaria è infatti quella che considera il lavoro del pescatore non solo come quello di un operatore economico ma anche come vero e proprio presidio delle aree marittime.
Nella nostra regione il settore conta su 899 imbarcazioni – prevalentemente di piccola pesca costiera – 5000 occupati, con una produzione di circa 12.000 tonnellate con un valore della produzione di circa 56,5 milioni di euro.
Purtroppo, però, le marinerie calabresi continuano a subire gli effetti di una crisi senza precedenti cui si aggiunge l’impatto socio economico e occupazione delle politiche Ue di riduzione dello sforzo di pesca (dal bando delle spadare a quello delle pesche speciali).
La FAI Cisl, dunque, alla luce dell’importanza della filiera ittica ed in ragione delle opportunità che deriveranno dalla riforma e dal riordino del settore, ha avviato l’azione sindacale “Fai in Ascolto”, un confronto assembleare con tutti i lavoratori del settore pesca.
Il nostro obiettivo è quello di giungere ad una piattaforma regionale che consenta di trovarci pronti, limiti i danni derivanti dalla situazione di crisi attuale, permetta di sollecitare alla politica regionale uno sforzo maggiore anche in ragione delle opportunità offerte dal Feamp, il fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca.
