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Onofrio Rota a L’AgriFoglio, “La riforma della PAC e la sfida europea per il lavoro dignitoso”

Proseguono in questi giorni e continueranno a marzo e aprile i negoziati tra le istituzioni europee sulla riforma della Politica Agricola Comune (PAC). Da anni, insieme all’Effat, il sindacato europeo dei lavoratori agroalimentari, ci stiamo battendo per ottenere una PAC più attenta al sociale e al lavoro, e questa finestra sembra essere il momento più opportuno per rilanciare la sfida. L’obiettivo, è la conferma della clausola sulla “condizionalità sociale”, già approvata dal Parlamento europeo il 21 ottobre 2020, dopo le pressioni esercitate a tutti i livelli dai sindacati sui singoli Governi e Ministri dell’agricoltura. Una clausola che subordina la concessione degli aiuti alle aziende agricole al rispetto delle condizioni di lavoro previste dai contratti e dalla legislazione nazionale, europea e internazionale.

Il principio che promuoviamo è molto chiaro: i finanziamenti non devono cadere a pioggia, ma andare a chi applica i contratti e rispetta i diritti dei lavoratori. Perché, sembrerà strano, ma mentre esistono condizionalità legate giustamente al benessere animale e ambientale, il rispetto dei diritti umani e l’applicazione dei contratti non hanno mai avuto voce in capitolo nei criteri con cui le risorse dei contribuenti europei, cioè i soldi di tutti noi, finanziano l’agricoltura. Con conseguenze imprevedibili, come ad esempio il potenziale finanziamento anche di imprese che si servono di manodopera in nero o colluse con veri e propri fenomeni di caporalato.

Ecco perché proprio in questi giorni il sindacato europeo ha pubblicato una lettera aperta, dal titolo “The new CAP needs social conditionality”, inviata ai Ministri agricoli dei Paesi membri dell’Ue, ai Commissari e ai Parlamentari europei impegnati nel negoziato sulla PAC, per chiedere da parte di ciascuno il massimo impegno a sostegno di questa battaglia di civiltà. La lettera, grazie anche al lavoro di tutte le sigle sindacali affiliate all’Effat, è stata sottoscritta da oltre 300 organizzazioni, associazioni ambientaliste e del volontariato, personalità e accademici. In Italia hanno aderito anche Cgil, Cisl e Uil, nonché associazioni come Caritas, Slow Food, Symbola-Fondazione per le qualità italiane, Medu-Medici per i diritti umani, Fair Watch-per una Economia solidale, la nostra Terra Viva e molte altre.

In occasione di questa campagna di sensibilizzazione, condivisa anche sui social media da tante persone, abbiamo chiesto unitariamente un incontro urgente al neo Ministro all’agricoltura Stefano Patuanelli per chiedere l’impegno, da parte del Governo italiano, per un voto favorevole alla condizionalità sociale anche in tutti i prossimi passaggi legislativi previsti in Europa. Ribadiremo che non si può parlare di sostenibilità della nuova PAC, se a mancare sono le norme per la sostenibilità sociale.

Sbaglia chi pensa che questi siano temi distanti dalla nostra quotidianità, dai nostri territori. È una battaglia che dobbiamo a tutti i dieci milioni di lavoratrici e lavoratori agricoli europei, che fanno uno dei lavori più affascinanti ma anche più duri, precari, faticosi, e spesso operano in condizioni di lavoro sommerso o vero e proprio sfruttamento. Basta guardare in casa nostra, ai fenomeni di caporalato diffusi in tante aree del Paese, per comprendere. E alle tante speculazioni messe in campo dalle agromafie e dalle organizzazioni criminali, sempre più sofisticate, per usare i fondi europei a proprio uso e consumo. Si tratta dunque di una battaglia da condurre anche per la concorrenza leale e la valorizzazione delle imprese sane.

La campagna ovviamente non finisce qui. Riparte in vista delle prossime tappe, soprattutto con la ripresa del trilogo europeo l’11 marzo e l’AgriFishCouncil del 22 marzo e del 26 aprile. È una battaglia che ci fa sperare anche in un cambio di passo da parte dell’Europa, che davanti alla crisi indotta dalla pandemia ha dimostrato di aver ritrovato quel sentire comune e quella unità di intenti che spesso avevamo invocato anche per tanti altri dossier che riguardano l’agroalimentare e l’ambiente. Speriamo sia la volta buona. Intanto, questa battaglia ci restituisce anche una Fai Cisl sempre più attenta ai problemi dei lavoratori e alla centralità della persona, protagonista anche in Europa per affermare i valori che ci sono cari della solidarietà, della partecipazione, del lavoro dignitoso.

*di Onofrio Rota, Segretario Generale Fai Cisl

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