Crisi nell’agrumicoltura, Pisani (Fai Cisl Cosenza) analizza la situazione
La Piana di Sibari per l’anno appena concluso ha fatto registrare nel settore dell’agrumicultura una rilevante negatività. Questo sarà un anno che verrà ricordato a lungo dal settore. I produttori di clementine dichiarano che il 40/50% del prodotto non è stato piazzato, determinando una profonda crisi di una economia ancora oggi prevalentemente agricola.
Il neosegretario Fai-Cisl di Cosenza, Antonio Pisani, sentiti i produttori, rileva un mix di cause che hanno concorso ad un risultato così negativo. «Sicuramente spiega Pisani le imponenti alluvioni dei mesi scorsi hanno influito pesantemente su tutta la filiera e sul prodotto, con i produttori che si sono fatti carico anche delle spese per i danni. non ancora risarciti”. Gelate ed alluvioni hanno in parte danneggiato le clementine calabresi, che devono fare i conti con un mercato già chi per sé saturo di agrumi provenienti dall’estero,
in primis Spagna e Marocco, che fa uso di fitosanitari non permessi in Italia. Quello che i produttori denunciano è un vero e proprio pompaggio da parte dei concorrenti esteri, che fa sembrare la clementina più omogenea ed appetibile, rispetto a quella italiana, coltivata in modo controllato e naturale. C’è, inoltre, una grande parcellizzazione dell’offerta, che fa scendere ulteriormente il prezzo – rimarca Pisani- in cui la grande distribuzione gioca a ribasso e costringe i produttori a vendere soltanto per liberare la pianta.
Le offerte che vengono fatte ai produttori di solito pareggiano, o sono addirittura inferiori, ai
costi di produzione delle clementine. La soluzione, per prevenire i danni derivanti da cambiamenti climatici sempre più incerti e da un mercato segnato da oscure zone d’ombre di concorrenza sleale, sta – chiosa Pisani – in un ripensamento complessivo di tutta la filiera produttiva, con i produttori che, consorziati, non siano più l’anello debole di tutta la catena di produzione-commercializzazione». La strategia passa anche dalla ripresa e potenziamento del Distretto agroalimentare di qualità di Sibari (Daq Sibari), motore di sviluppo dell’intero territorio, che però, da più di un decennio non è mai stato veramente operativo. «Altra priorità – sottolinea Pisani- è la promozione del lavoro agricolo di qualità, per evitare sfruttamento e caporalato. In questa direzione da tempo chiediamo aiuti comunitari che premino le imprese virtuose, che applicano i contratti e rispettino la dignità dei lavoratori. La situazione attuale e gli eventi di quest’anno devono farci riflettere sulla fragilità dell’intero comparto, sia per quanto riguarda l’inadeguatezza delle strutture aggregative e di concentrazione del prodotto, sia sulla sua certificazione e commercializzazione. Servono strumenti adeguati a difesa dei produttori, ma anche – aggiunge in ultimo Pisani – promozione del prodotto, garantendo la sua conservazione ed integrità, per far sì che venga preferito per la sua qualità rispetto alla clementina importata».
