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Pesca, Fortunato: Basta abbandono. Servono ascolto, confronto, investimenti

«La crisi sempre più grave che colpisce le marinerie ioniche impegnate nella piccola pesca costiera tradizionale non può e non deve giustificare gesti incontrollati o azioni violente. Tuttavia, è doveroso comprenderne le cause profonde: la disperazione di pescatori lasciati soli, l’abbandono di un intero comparto produttivo e l’emarginazione di un settore che continua a essere ignorato dalle politiche nazionali ed europee» – scrive in una nota il Segretario Generale della FAI CISL Calabria Francesco Fortunato.

«In merito al recente episodio avvenuto nel porto di Cirò Marina, che ha visto coinvolta la troupe della trasmissione Striscia la Notizia durante un servizio sul tema della pesca del “bianchetto” – prosegue la nota sindacale – la FAI CISL Calabria condanna fermamente ogni forma di violenza. Allo stesso tempo, riteniamo indispensabile analizzare le crescenti tensioni sociali che attraversano un comparto in crisi strutturale da anni, sottoposto esclusivamente a restrizioni e limitazioni senza adeguate misure di sostegno.

Quello di Cirò Marina rappresenta l’ennesimo campanello d’allarme di un settore abbandonato, schiacciato da direttive europee spesso lontane dalla realtà delle nostre coste e delle comunità marinare. Una programmazione sulle politiche della pesca che, pur dichiarando di voler tutelare il Mediterraneo, finisce nei fatti per penalizzare quasi esclusivamente gli operatori italiani e anche calabresi, mentre altri Paesi che insistono sullo stesso bacino continuano a operare con minori vincoli».

«Il risultato – sottolinea Fortunato – è sotto gli occhi di tutti: concorrenza sleale, mercati invasi da prodotto estero — spesso di qualità e tracciabilità dubbie — e la progressiva scomparsa della pesca artigianale locale, con la perdita di tradizioni, reddito e identità culturale.

Il cosiddetto “bianchetto”, ovvero il novellame di sarda, ha rappresentato per decenni una pratica stagionale storica della fascia ionica calabrese: una pesca limitata nel tempo, regolamentata e sostenibile, concentrata in poche settimane l’anno e con quantitativi controllati. Prima dell’introduzione dei divieti comunitari, questa attività garantiva un equilibrio tra tutela ambientale e sopravvivenza economica delle marinerie nei mesi invernali, i più difficili sotto il profilo lavorativo.

L’attuale divieto assoluto non ha prodotto i benefici ambientali promessi, ma ha contribuito ad aggravare la crisi sociale ed economica del settore, togliendo dignità a lavoratori che hanno sempre vissuto nel rispetto del mare».

«Riteniamo inoltre superficiali alcune valutazioni espresse nel servizio televisivo da soggetti privi di competenze specifiche in biologia marina. Studi scientifici autorevoli evidenziano come l’aumento incontrollato di grandi predatori, quali tonni e delfini, incida significativamente sulla riduzione delle risorse ittiche. Eppure, anche su questi temi manca un confronto reale tra istituzioni, comunità scientifica e pescatori, che del mare sono i primi conoscitori e custodi.

Oggi il pescatore è gravato da una burocrazia eccessiva, da norme spesso difficilmente applicabili e da un mercato distorto, nel quale oltre il 70% del pesce consumato in Italia proviene da Paesi extraeuropei. In queste condizioni, un mestiere antico e nobile rischia di scomparire: il ricambio generazionale è ormai fermo, perché fare il pescatore non è più economicamente sostenibile».

«Come FAI CISL Calabria – conclude il Segretario Generale – chiediamo da anni una vera politica della pesca fondata su ascolto, confronto e investimenti, a partire dalle aree di ripopolamento ittico e dalla valorizzazione del prodotto locale. È necessario coniugare sostenibilità ambientale e sostenibilità economica, garantendo regole certe ma anche prospettive di reddito e lavoro dignitoso.

In questo quadro riteniamo fondamentale sostenere il progetto sperimentale promosso dalla Regione Calabria – Dipartimento Agricoltura e Pesca – che punta, con il coinvolgimento delle marinerie locali e il supporto di enti di ricerca scientifica, a valutare in modo oggettivo la sostenibilità di forme controllate di pesca tradizionale, come già avvenuto in altre regioni italiane. Non serve puntare il dito su un’intera categoria. Serve, invece, costruire un nuovo patto tra istituzioni, pescatori e territori, fondato su responsabilità condivise, legalità e reciproca considerazione.

La FAI CISL Calabria ribadisce il proprio sostegno a tutte le lavoratrici e i lavoratori della pesca calabrese che, con sacrificio e dedizione, continuano a difendere il proprio lavoro, la propria identità e le tradizioni marinare.

Difendere la pesca costiera tradizionale significa difendere l’identità, la cultura, l’economia reale e il futuro delle comunità costiere calabresi».

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