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Calabria, dove il lavoro idraulico-forestale è sicurezza, futuro, prevenzione

Parlare di lavoro idraulico-forestale significa parlare di tutela del territorio, sicurezza delle comunità e futuro delle aree interne. Significa riconoscere che dietro la manutenzione dei boschi, la sistemazione dei versanti, gli interventi di riforestazione, in particolare sulle aree percorse dagli incendi, e la difesa idrogeologica, non c’è soltanto un insieme di attività tecniche, ma un vero presidio umano capace di contrastare il dissesto, l’abbandono e la fragilità sociale che attraversano la regione. Questa visione è quanto mai importante in una regione come la Calabria. Un territorio che oggi più che mai ha bisogno di prevenzione, programmazione e pianificazione. Non basta intervenire quando il danno è già avvenuto, quando una frana ha isolato un paese, quando un’alluvione ha devastato campi, strade e abitazioni. Serve una strategia che guardi lontano, che metta al centro la cura costante del territorio e che riconosca al lavoro forestale il ruolo pubblico che merita. Perché la difesa del suolo è una condizione essenziale per la vita delle persone, per la tenuta dei servizi, per la sicurezza idrica e per la salvaguardia di intere comunità.

Gli eventi alluvionali che hanno interessato la Calabria negli ultimi mesi hanno riportato con forza al centro dell’attenzione la vulnerabilità del territorio e l’urgenza di una manutenzione costante. Le piogge intense, le esondazioni, gli smottamenti e i danni a strade, campagne e abitazioni mostrano quanto sia decisivo non limitarsi all’emergenza, ma investire in una strategia stabile di cura del suolo, dei versanti e della rete idraulica. Ogni volta che un corso d’acqua viene trascurato, ogni volta che la manutenzione si interrompe, aumenta il rischio per chi vive e lavora in quei territori.

Il problema dell’abbandono delle aree interne è uno dei nodi più gravi. Dove diminuiscono i residenti (secondo le proiezioni della SVIMEZ, la popolazione calabrese subirà una drastica riduzione demografica entro il 2050 di circa 350.000 abitanti), dove chiudono i servizi essenziali come scuole, banche, uffici postali, farmacie, medici di base, distributori di carburante, dove si indebolisce la presenza umana, il territorio si espone maggiormente al rischio. Lo spopolamento non è solo una conseguenza della crisi economica: è esso stesso una frana lenta e continua, una forma di erosione sociale che lascia vuoti i paesi, indebolisce il presidio quotidiano e rende più difficile la manutenzione dei boschi e delle zone montane. Per questo il tema forestale in Calabria non può essere separato da quello demografico, sociale e occupazionale.

Il bosco non è un elemento accessorio del paesaggio, ma una vera infrastruttura verde. È una risorsa strategica per la protezione del suolo, per il contenimento dei fenomeni erosivi, per la regolazione del ciclo dell’acqua, per la qualità dell’aria e per il benessere delle persone. La Calabria possiede un patrimonio straordinario di biodiversità e di bellezze naturali che costituisce un valore inestimabile. Ma questo patrimonio, se non viene curato, rischia di essere consumato dall’incuria, dagli incendi, dall’abbandono e dalla mancanza di manutenzione.

Ecco perché il lavoro idraulico-forestale va difeso e rilanciato. Esso consente di riqualificare paesaggi, intervenire sulla sistemazione idraulica, realizzare opere di riforestazione, recuperare vaste aree boscose e garantire un sufficiente grado di sicurezza idraulica. È un lavoro che produce risultati visibili ma spesso poco raccontati, perché i benefici della prevenzione si misurano soprattutto nei danni evitati. Ogni versante messo in sicurezza, ogni alveo controllato, ogni area rimboschita rappresenta un investimento sul futuro, non una spesa improduttiva. In una terra fragile dal punto di vista idrogeologico ed economico, serve una visione condivisa. I dati che fotografano la condizione della Calabria parlano di una regione esposta a forti rischi di tenuta economica e sociale, aggravati da fattori strutturali che alimentano desertificazione umana e disuguaglianze. Ma proprio per questo non ci si può rassegnare. Al contrario, occorre rafforzare una cultura della cura del territorio che unisca ambiente, lavoro, agricoltura, servizi e innovazione.

Il ricambio generazionale nel settore forestale è un altro passaggio decisivo. Senza nuove energie, senza formazione, senza prospettive, il sistema rischia di indebolirsi ulteriormente. Invece il comparto forestale può diventare un ambito di crescita, capace di offrire occupazione qualificata e di valorizzare competenze utili non solo alla protezione del territorio, ma anche allo sviluppo di nuove filiere, come quella legno-energia, e a un uso più consapevole delle risorse naturali.

Troppo spesso si ignora quanto il lavoro idraulico-forestale sia fondamentale per la sicurezza collettiva e per l’equilibrio ambientale. Senza una cura continua e senza una presenza costante di lavoratori, nessuna politica ambientale, nessuna innovazione tecnologica né intelligenza artificiale, potranno essere realmente efficaci. In un tempo segnato da cambiamenti climatici sempre più evidenti e da un’incertezza ambientale crescente, il ruolo del bosco diventa ancora più centrale. Esso può e deve essere pensato come una risorsa strategica, capace di generare servizi ecosistemici, valore sociale e nuove opportunità di sviluppo.

Bisogna cambiare sguardo. Il bosco va visto come un bene comune che protegge tutti. Gli alberi non sono solo un elemento puramente paesaggistico: combattono la desertificazione, migliorano il microclima, offrono benefici alla salute e rafforzano la resilienza dei territori. Alle aree interne, alle persone che vivono quei luoghi, va riconosciuta una fiscalità di vantaggio, per favorire la ripresa e lo sviluppo economico locale, così come è necessaria una legge regionale sulla montagna, per come recentemente presentata dall’UNCEM che, per come sostenuto dalla nostra Federazione regionale, deve essere socializzata, oggetto di confronto tra le comunità montane, Regione, forze politiche, parti sociali e datoriali. Crediamo infatti che occorra, oltre a una maggiore capacità di investimento, anche una più forte volontà politica. Le risorse economiche sono indispensabili, ma da sole non bastano. Serve capacità di pianificazione, attenzione costante alle priorità del territorio. Servono politiche capaci di intrecciare forestazione, agricoltura, ambiente, turismo e servizi, restituendo centralità alla persona e al lavoro. Perché la qualità dell’ambiente e la qualità della vita sono strettamente connesse, e la cura del territorio è una forma concreta di giustizia sociale.

Il lavoro idraulico-forestale non riguarda soltanto i boschi, ma il modo in cui una comunità decide di vivere il proprio territorio. Significa scegliere la prevenzione invece dell’emergenza, la presenza invece dell’abbandono, la programmazione invece dell’improvvisazione. Significa soprattutto riconoscere che il presidio umano delle aree interne è una condizione indispensabile per il benessere ambientale e sociale della Calabria.

*di Francesco Fortunato, Segretario Generale FAI CISL Calabria sul periodico FAI Proposte della FAI CISL N. 03 – 05 / 2026 | MARZO – MAGGIO 2026

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